Venire al mondo per il neonato, oggi come ieri.

Immaginate di starvene seduti soli, ad ascoltare una registrazione delle onde dell’oceano che si infrangono sulla riva. La stanza è buia: attraverso le tende tirate entra solo un lieve chiarore esterno, e i suoni dell’esterno vengono percepiti in modo vago e attutiti. A un tratto si accendono tutte le luci, gente che grida, qualcuno che vi strappa dalla poltrona. L’idea non è molto piacevole, eppure è proprio così che la vita comincia.

tratto da “Onorare la madre”

Questo è il modo con il quale due psicologi americani descrivono la nascita all’interno delle sale parto degli ospedali. Sforziamoci per un attimo e proviamo a metterci nei panni di un neonato, magari proprio del neonato che siamo stati tanto tempo fa, proviamo a pensare a quale stupore, e paura provammo uscendo dalla pancia calda e accogliente della nostra mamma, e a quello che avremmo voluto trovare fuori … Lo stesso calore tiepido, le stesse luci soffuse, gli stessi suoni rispettosi e soprattutto le braccia accoglienti di nostra madre che ci rassicuravano che nonostante il grande cambiamento, tutto era a posto. Sicuramente avremmo voluto che lei, la sua voce e il suo odore conosciuti in utero, fossero lì ad accoglierci e a darci tutto il necessario per continuare a vivere. Si, a vivere, perché di questo si tratta.

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Un neonato senza contatto, senza cure amorevoli, morirebbe e lui questo lo sente bene perché è scritto nei sui geni e se non trova tutto questo entra in una profonda e disperata paura di morire e l’unico mezzo che ha per manifestarlo è il pianto. Se il bambino viene accolto nel rispetto dei suoi bisogni, riceve delle conferme, delle sicurezze fondamentali in merito alle proprie competenze e al nuovo mondo che lo circonda, sviluppando così un atteggiamento di fiducia e la capacità di esprimersi e lottare per soddisfare i propri bisogni vitali. Se invece al momento della nascita viene separato precocemente dalla propria madre, messo in contatto con luci e voci forti, sapori e odori estranei, manipolato velocemente, o peggio ancora se viene esposto all’isolamento sensoriale della termoculla, il bambino si sente perso, disorientato, spaventato, sente di non essere in possesso degli strumenti necessari per soddisfare i propri bisogni vitali, e dopo grida disperate si rassegna perdendo la fiducia nella vita e nel nuovo mondo sottomettendosi all’inevitabile. Solitamente, negli ospedali, il neonato viene dato alla madre per pochi minuti e il cordone ombelicale viene tagliato immediatamente. In seguito le infermiere lo prendono e lo lavano sotto l’acqua corrente per togliergli la vernice caseosa che lo proteggeva in utero; inoltre, tra ovvi strilli e grande spavento del piccolo, lo vestono di tutto punto e lo danno al papà (quando va bene) in attesa che la mamma concluda il parto con il secondamento della placenta ed eventuali suture. Il protocollo ospedaliero prosegue con l’instillazione di gocce di collirio contro la possibile infezione da gonococco e una iniezione di vitamina K per prevenire la possibile sindrome emorragica del neonato. Qualche giorno dopo gli pungono il piede per poi spremere con forza la goccia di sangue per lo screening metabolico… Molte di queste procedure di routine sono raramente necessarie. “Non conviene tagliare il cordone ombelicale appena il bambino è nato. Sarà utile attendere che abbia prima cessato di pulsare. In questo modo il neonato riceverà dalla placenta una quota di sangue che altrimenti rimarrebbe nel funicolo, se tagliato subito. Si tratta di 100\150 cc di sangue in più, la cui importanza sarà evidente nei mesi successivi, quando i sali minerali (il ferro in particolare) in esso contenuti, impediranno l’insorgere dell’anemia da carenza, soprattutto se il piccolo verrà nutrito, in seguito, con latte artificiale” (Dr. Luciano Proietti, Medico Pediatra). Inoltre il lasso di tempo che passa dalla nascita a quando il funicolo ha smesso di pulsare è un tempo importante perché consente al neonato di passare con gradualità ad un diverso modo di respirare: se in utero il sangue veniva ossigenato attraverso la placenta, ora saranno i suoi polmoni a doverlo ossigenare. Se il taglio del cordone avverrà immediatamente dopo la nascita, questo passaggio non avverrà con gradualità ma all’improvviso provocandogli un breve senso di soffocamento.
Per quanto riguarda l’instillazione di collirio per la prevenzione dell’infezione da gonococco, l’obbligo di tale procedura fu inserito con il D.M. 11 ottobre 1940, art. 15; G.U. 23 ottobre, n. 249.
Negli anni ’50 l’infezione da gonococco era ancora molto diffusa e di conseguenza tale disposizione aveva senso, ma oggi questa infezione è rarissima e non giustifica più una tale misura preventiva su tutti i neonati.

“Infine la malattia emorragica da carenza di vitamina K, compare se il neonato è tenuto a digiuno per 12\24 ore, com’era la regola negli ospedali fino a qualche anno fa. Infatti la vitamina K viene prodotta dalla flora batterica dell’intestino, dal momento in cui viene colonizzato dai batteri con l’arrivo del cibo: alla nascita l’intestino è sterile e tale rimane finché non viene abitato dal cibo”

Dr. Luciano Proietti

E se invece il bambino fosse stato lasciato sul petto della propria mamma per tutto il tempo del secondamento e della sutura alla ricerca di quelle conferme e di quel contatto di cui ha tanto bisogno? Cosa sarebbe potuto succedere? … Avrebbe trovato da solo il capezzolo aiutato dall’odore emesso dalle ghiandole di Montgomery situate sull’areola del capezzolo, la suzione a sua volta avrebbe stimolato naturalmente le contrazioni uterine e quindi l’espulsione della placenta senza bisogno di ossitocina sintetica, il colostro materno che avrebbe succhiato, essendo ricco di una sostanza chiamata “Fattore Bifidogeno” avrebbe favorito la proliferazione della sua flora batterica intestinale, e soprattutto sarebbe stato al posto giusto … al sicuro tra le braccia calde della propria mamma.
Invece no, bisogna subito “pulirlo” e, ancora peggio, magari nella sala parto fa anche freddo; oppure il parto è stato travagliato e il bimbo viene messo PER PRECAUZIONE nella termoculla, dove, privato di qualsiasi stimolo neurosensoriale, si sente perso, abbandonato e disperato.
Questo perché la filosofia di base vigente nell’ambiente ospedaliero è che tutti coloro che vi transitano possono essere malati fino a prova contraria: non si prende in considerazione il fatto che le persone, neonati compresi, possano essere sani fino a prova contraria!
Insomma un piccolo calvario appena venuti al mondo, che vede come ultima spiaggia la speranza che nell’ospedale applichino il rooming-in e il neonato venga poi lasciato in stanza con la mamma giorno e notte e non alla Nursery, lontano da lei, dove gli somministrerebbero acqua e zucchero o latte artificiale per placare il suo pianto disperato.
In certi ospedali viene riservato ai bimbi nati di notte, soprattutto se con parto cesareo, un trattamento ancora peggiore: il bimbo viene portato subito alla Nursery, anche in possibilità di rooming-in, fino all’arrivo a metà mattinata del pediatra di turno che lo visita per controllare che tutto sia a posto. Ma nel frattempo il piccolo (a cui manca ovviamente il concetto di tempo) è stato per ore e ore lontano da sua madre, in attesa del turno del pediatra tra pianti, latte artificiale e acqua glucosata!

“La separazione e l’esposizione ad un ambiente sensoriale inadeguato (come avviene nel nido), aumentano nel neonato le reazioni neuroendocrine da stress, la quantità del pianto e del dispendio energetico, la tendenza all’ipoglicemia e all’acidosi metabolica. E’ noto inoltre che esperienze perinatali stressanti importanti e prolungate possono produrre effetti a lungo termine e provocare alterazioni permanenti dei meccanismi di modulazione neuroendocrina di risposta allo stress. Ciò comporta una tendenza a modificare le risposte emotive, comportamentali, neuroendocrine, immunitarie e psicologiche anche verso esperienze future.”

Dr. Gherardo Rapisardi, Neonatologo

E la mamma come vive tutto questo?
Ricordiamo la differenza tra una mamma che ha partorito naturalmente e una mamma che è stata sottoposta dai medici ad un trattamento farmacologico per indurre il parto o sottoposta addirittura ad un taglio cesareo.
La mamma che ha partorito naturalmente ha nel suo circolo sanguigno la prolattina che stimola in lei l’istinto del “prendersi cura”; l’ossitocina che ha effetti anti-depressivi ed è responsabile, insieme alle endorfine, della dimenticanza del dolore del parto; l’adrenalina che permette alla madre di essere vigile ed energica per occuparsi del neonato nonostante la fatica del parto e le endorfine, vere e proprie morfine endogene che hanno protetto madre e bambino dal dolore del parto e ora li ricompenseranno con un vissuto di gratificazione e senso di benessere.
Nelle madri che hanno subito un trattamento farmacologico o un taglio cesareo, questo fisiologico cocktail di ormoni viene alterato in maniera determinante dalla somministrazione dei farmaci.
Diversi studi eseguiti su animali in cattività a cui è stato indotto il parto farmacologicamente o chirurgicamente, hanno dimostrato che tali interventi portano gli animali femmina a non riconoscere né ad occuparsi del proprio cucciolo appena venuto al mondo.
L’essere umano dotato di coscienza razionale, può in parte superare questo deficit fisiologico con uno sforzo razionale, ma certamente il processo di attaccamento madre-bambino in questi casi non è facilitato.

“L’essere umano viene al mondo con l’aspettativa di esser portato in braccio e il riflesso di aggrapparsi (grasping reflex) del neonato ne è un indizio. Se questo profondo bisogno di essere portato addosso alla madre non viene riconosciuto, si turba in modo radicale il senso di appartenenza. Dall’osservazione dei mammiferi sappiamo quale terribile conseguenza abbia impedire il processo dell’imprinting, ovvero quel contatto multisensoriale pregnante tra madre e neonato subito dopo la nascita: essi non riconoscono più di appartenere l’un l’altro. Sono tentato di affermare che il peggior seme per un comportamento umano violento venga messo allontanando i neonati dalla loro madre.”

Willy Maurer

Purtroppo separare i neonati alla nascita dalla loro madre e portarli via è da molto tempo una consuetudine delle civiltà avanzate. Oggi si sta diffondendo una maggiore sensibilità al problema e i bisogni dei neonati in quanto persone, cominciano ad essere riconosciuti, ma siamo ancora lontani da una comprensione su larga scala degli effetti a lungo termine di un mancato imprinting e dall’accettazione che sia la madre ad occuparsi del bambino fin dai primi istanti seguenti la nascita.
Questo, secondo W. Maurer e altri, perché il momento della nascita risveglia in modo prorompente nella madre e in chi le sta vicino, il ricordo della propria nascita e del proprio vissuto di neonato dipendente e disperato.
La maggior parte delle persone porta dentro di sé la memoria di un piccolo bambino ferito, sebbene profondamente rimosso e scisso. Finché non si riprende contatto con lui, con la sua grande sofferenza, si fa inconsciamente agli altri, soprattutto ai figli, quello che è già successo: separare. Si genera così un circolo vizioso che si perpetua da secoli.
Il momento del parto può essere per la madre anche una grande opportunità: un momento prezioso, di forte impatto emotivo che le riporta alla luce vissuti pre-verbali personali belli o anche dolorosi. Tali vissuti, se accettati, possono anche rappresentare un’esperienza di “rinascita” per la madre: un’esperienza che può generare un circolo virtuoso a livello interpersonale e sociale.
Tra gli anni ’60 e ’80, i bambini venivano immediatamente separati dalle loro madri, portati al nido, dove restavano per tutti i 5 giorni di ricovero ospedaliero e portati alle loro madri (che non dovevano alzarsi da letto per il percolo di embolie) solo per il tempo strettamente necessario alle poppate che avvenivano al massimo ogni 4 ore, notti escluse. C’è da chiedersi che effetto possa aver avuto a livello sociale un tale trattamento al quale sono state sottoposte diverse decine di migliaia di mamme e neonati.

Bibliografia

Psiconeuroendocrinologia della nascita, Michel Odent Quaderni di D&D  – L’agricoltore e il ginecologo, Michel Odent   Il bebè è un mammifero, M. Odent – La gioia del parto, Ina May Gaskin – Onorare la madre AA.VV. Quaderni D&D     La prima ferita, Willi Maurer – Per una nascita senza violenza Frédérck Leboyer                                                 Sono qui con te, l’arte del maternage, Elena Balsamo – Parto e nascita senza violenza, L.Braibanti                           Il concetto del continuum, Jean Liedloff – I bambini e le loro madri, Donald Winnicott – Una base sicura, John Bowlby La teoria dell’attaccamento, Jeremy Holmes e R. Cortina

(tratto da http://tempovissuto.blogspot.it/2009/10/accoglienza-del-neonato.html)

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